La corsa alla perfezione è di nuovo tremendamente di moda.
Più violenta del ritorno dei pantaloni a vita bassa e più sgraziata della poco ispirata corsa alla vanillina o alle interpretazioni europee del medio-oriente che caratterizza una certa profumeria artistica main stream in quest’ultimo anno (avremo modo di parlarne, promesso).
Wabi-sabi (侘寂) è l’estetica giapponese che si basa sull’accettazione della transitorietà e dell’imperfezione delle cose.
Alcune tendenze moleste sembrano rifluire ciclicamente, senza mai sparire del tutto, fastidiose come le melanzane non digerite ieri, da Chiara.
Proprio ieri, a casa di Chiara, Mel mi raccontava che non pubblicherà i suoi articoli qui finché non li troverà perfetti.
Anche Cristina 🍃, un pozzo inesauribile di conoscenze olfattive, è una perfezionista e non si sente ancora in grado di scrivere, o forse non vuole farlo.
Mariachiara invece, un’amica con un fare sempre sicuro e solido ha preso a braccetto la propria fragilità e mi ha insegnato che done is better than perfect
“done is better than perfect”.
Ovvero “Fatto è meglio di perfetto.”
Sarà forse per questo che oggi voglio raccontarti di 9 fragranze in controtendenza, bellissime nella loro apologia dell’imperfezione.
Pozioni alchemiche che ti possano aiutare a superare l’impasse, la ricerca della perfezione, invitandoti ad agire.
Bruno Acampora ha battezzato “Gli Sbagliati” le sue collezioni di profumi che nascono da un fraintendimento sui flaconi ordinati ai propri fornitori. Una tonnellata di boccette da 2,5 ml, che avrebbero dovuto essere da 5 ml, che sono state capaci di conquistare da subito l’amore dei consumatori.
Le fragranze... Sbagliate
Le prime tre fragranze di cui ti parlo non sono nate appositamente per celebrare l’imperfezione ma la loro formula è frutto di un errore, di un dosaggio inatteso o di un’aspettativa non allineata.
Chanel N°5 di Chanel
Il 5 del 5 del 1921 nasceva il Numero 5 di Chanel, il rivoluzionario profumo, entrato nella leggenda e capace di resistere al passare del tempo.
Chanel aveva chiesto a Ernest Beaux un profumo ricco, elaborato e fortemente femminile. La leggenda racconta che Coco in persona scelse, tra quelle presentate dal naso, la formula sbagliata: la numero 5.
Un assistente distratto aveva infatti involontariamente esagerato con le aldeidi, creando una fragranza di fortissima rottura con la tradizione.
Il resto è storia.
Blamage di Nasomatto
Alessandro Gualtieri, The Nose, è uno tra gli artisti che meglio sono riusciti ad abbracciare l’imperfezione della vita e la celebrazione dell’errore.
Il suo Blamage infatti nasce proprio da un errore involontario, poi giudicato la chiave di un potenziale successo. Un mix casuale di materie prime non voluto, al quale è stata riconosciuta dignità creativa.
“Gli errori che facciamo sono le chiavi per aprire le porte del nostro progresso. Tentiamo e falliamo, ma senza arrenderci mai.
Questa fragranza parla del saper accettare e andare avanti.”
Habanita di Molinard
Evidentemente nel cielo del 1921 qualche congiunzione astrale favoriva l’errore legato alla genialità.
Habanita infatti, la cui formula è legata ad un errore nel dosaggio del vetiver, non era nemmeno una fragranza destinata alle persone.
Nello stesso anno della creazione di Chanel n.5 Molinard ha ideato Habanita, un “profumo per sigarette”, destinato a ridurre la puzza tabacco.
Commercializzato e diventato una fragranza persona soltanto nel 1924, si è rivelato poi il profumo più iconico della maison.
Il pittore Lucian Freud è noto per i suoi ritratti realistici e brutali. Le sue opere spesso mostrano i corpi dei suoi soggetti con tutte le loro imperfezioni, rughe e segni del tempo. Questi ritratti celebrano la bellezza delle imperfezioni della pelle umana.
L'imperfezione del nostro olfatto.
Anche nel giudicare i profumi e gli odori, ovviamente, il nostro naso è imperfetto.
Quanto le nostre percezioni siano fallibili ben lo racconta Telmo Pievani, filosofo italiano, nel suo “Imperfezione, una storia naturale”. Un saggio dove con ironia, leggerezza ed un mucchio di fonti autorevoli prese in prestito dalla letteratura scientifica ci dimostra come il nostro cervello selettivo sia, in quanto tale, parziale.
Percepiamo soltanto una piccola parte dello spettro elettromagnetico. In quanto primati, puntiamo tutto su visione e tatto, un po’ meno sull’udito e lasciamo in subordine l’olfatto. Ma anche le informazioni del mondo esterno che ci arrivano tramite occhi e mani sono limitate e frammentarie, tanto che il nostro cervello le filtra attivamente, le organizza e dà loro un senso internamente.
L’interpretazione che risulta è pure parziale e fallace, perché a sua volta condizionata dalle esperienze pregresse e dall’evoluzione consumatasi in nicchie ecologiche che non esistono più. Ne derivano illusioni ottiche ed errori percettivi a non finire. Non abbiamo sensi divini, ma al contrario sensazioni concretamente e materialmente limitate. Quindi è inevitabile per noi avere pregiudizi inconsci, spesso fuorvianti.
Telmo Plevani
Le note che celebrano l'imperfezione
Non pensi anche tu che in profumeria, alcune note più di altre, invitino a spogliarsi dall’ingombrante aspettativa della perfezione?
The Cobra and The Canary di Imaginary Authors
Le note di cuoio in profumeria possono richiamare sensazioni di robustezza e forza, ma anche di imperfezione. Il cuoio naturale più bello è quello che sfoggia le proprie cicatrici ed i graffi, dimostrando la bellezza del difetto.
The Cobra and The Canary è il profumo cuoiato, dal fondo legnoso, nel quale Imaginary Authors miscela al cuoio note di limone, iris, tabacco, campi di fieno e strade d’asfalto.
Ispirato ad un viaggio on the road tra motel e sigarette che non si preoccupa di sembrare impeccabile e patinato ma soltanto profondamente vero.
Hanamizake di J-Scent
Wabi-Sabi è la teoria estetica giapponese che si basa sull’accettazione della transitorietà e dell’imperfezione delle cose.
Un invito a vivere godendo intimamente della bellezza effimera ed incompleta, legata al ciclo naturale delle cose.
Un esempio di wabi-sabi è l’Hanami, la contemplazione estatica dei petali di ciliegio che fioriscono e che cadono.
Attraverso note di fiore di ciliegio, sake, incenso e muschi, Hanamizake di J-Scent cristallizza in un odore tutta la bellezza e l’imperfezione dell’Hanami.
Figment Man di Amouage
Anche l’odore stantio della muffa può essere utilizzato in profumeria per raccontare l’imperfezione, attraverso la trasformazione e il decadimento. Questa nota olfattiva infatti può evocare sensazioni di cambiamento e di adattamento continuo, mostrando come la vita trova modi per prosperare anche in condizioni non ideali.
Figment Man di Amouage abbina ai sentori terrosi delle muffe un accordo animale, un cuore luminoso di sandalo e sfumature profonde e fumose. Una fragranza che intreccia le proprie ricche note olfattive per esplorare le illusioni, imperfette in ogni loro sfumatura.
Due storie... Sbagliate.
Che bello sapere che ci leggono anche persone come Fabio e Nunzia. Qui in basso, nella sezione commenti, ci hanno fatto scoprire due storie meravigliose che non conoscevo, sulle quali mi sono documentato. Ve le racconto!
La carriera di Serge Lutens inizia da uno sbaglio
La sua prima fragranza di sempre infatti, creata per Shisheido, era troppo carica di damascone, una nota di sintesi fatta di olio di rosa con aromi di prugne, viole, frutti di bosco, legni rosati, vino, mele.
Il damascone è fotosensibile e sino a quel momento era sempre stato centellinato, ove presente. Serge Lutens ne inserisce così in abbondanza, nella formula di Nombre Noire, da rendere la fragranza soggetta a facilissimo deterioramento, sin dalla sua apertura.
Si è corsi ai ripari sostituendo il damascone col costosissimo estratto di osmanto, facendo arrivare i costi di produzione a cifre davvero folli… Fino a che non si è deciso di togliere la fragranza dal mercato.
Jacques Guerlain sapeva che gli errori sono un’occasione
Che il 1921 fosse un anno davvero speciale lo avevamo già visto… Ma sapevi che anche Shalimar di Guerlain, creata proprio nel 1921, è figlia del gioco e dell’errore?
- 1889: Aime Guerlain crea Jicky, iconica fragranza della Maison
- 1921 : Jacques Guerlain giocando con la formula di Jicky, crea non intenzionalmente Guerlinade, una base di profumo d’iris e vanillina
- 1921 : Viene creato Shalimar sulla base di Guerlinade
- 1925 : È commercializzato Shalimar, un successo
Le ultime tre fragranze che esaltano il difetto
Incense Rose di Amouage
The Library Collection Rose Incense di Amouage è un’interpretazione olfattiva del film del 1941 Quarto Potere di Orson Wells e si ispira all’incertezza, al dramma e ai ricordi evocati dal mistero irrisolto di “Rosebud” (Rosabella).
La fragranza, creata da Bruno Jovanovic nel 2019 annovera note di olibano, elemi, inchiostro, pelle, mirra, vaniglia, sandalo, legni ed acqua di rose.
Come una fenice che risorge dalle ceneri, è una manifestazione di sentimenti di imperfezione, perdita, potere, maestria e ricchezza che stanno in equilibrio in un profumo sofisticato e sensuale.
Kintsugi di Masque Milano
Il Kintsugi è una tecnica di restauro giapponese che significa letteralmente “riparare con l’oro”. Le linee di rottura delle ceramiche trattate, unite con lacca urushi, sono infatti lasciate visibili ed evidenziate con polvere d’oro.
Il kintsugi è una filosofia che ci insegna la resilienza e che esalta le ferite della vita, evidenziandole per trasformarle in bellezza.
Kintsugi è il profumo con il quale Vanina Muracciole, per Masque Milano ci invita a riparare le nostre ferite, esibendo la nostra imperfezione. Lo fa grazie ad un chypre di carattere: una rosa intensa, potente, mai troppo strillata.
Resonant di .Oddity
.Oddity è un brand cinese nato per onorare la bellezza del disordine e dell’imperfezione.
Ogni cosa in .Oddity si lascia andare all’entropia. Dal pack, irregolare, unico e realizzato a mano, sino ad una precisa ricerca estetica, fatta di tagli asimmetrici, angoli grezzi, nature sporche ed incontaminate.
Resonant, in particolare, è la fragranza con cui David Chieze, attraverso un’esplosione di note metalliche ed agrumate, lievemente piccanti, cerca di mettersi in assonanza con il perfezionista interiore dentro ciascuno di noi. Per placarlo e per soddisfarlo, anche nell’anomalia.
Hilde Soliani, la Queen del gourmand, ci ha concesso una lunga chiacchierata dove ci ha raccontato che molti dei profumi che il pubblico più ama, tra quelli del suo brand, sono nati un po’ per caso. Giocando con le formule, a fine serata in laboratorio, stanchi e affaticati ma liberi da freni e vincoli legati all’errore.
Fraaagola Saalaaata nasce proprio così, come una serendipità, nella celebrazione dell’imprevisto.
Una composizione sovversiva, dolce e salata al contempo, che con la sua anima punk ed al contempo sofisticata ci dimostra quanto può essere bello vestirci di leggerezza ed ironia.
Dato che solo Dio può creare qualcosa di perfetto, nelle tribù native americane era comune bucare intenzionalmente i propri tessuti e tappeti.
Nella frenesia del mondo moderno, siamo spesso spinti a perseguire la perfezione in ogni aspetto della nostra vita. Tuttavia, fermiamoci un attimo a riflettere su una verità universale: la perfezione non esiste.
L’imperfezione è piuttosto ciò che ci rende umani ed abbracciarla potrebbe essere la chiave per una vita più felice.
Perché dovremmo accogliere l'imperfezione
Per allinearci al mondo
Nella vastità del cosmo e nei meandri della biologia, l’imperfezione è il filo conduttore dell’evoluzione stessa. Senza imperfezioni non ci sarebbe stata alcuna storia da raccontare. La scienza stessa ci insegna che l’imperfezione è il motore del cambiamento e della crescita.
Per imparare dal percorso
Quando ci concentriamo esclusivamente sull’obiettivo di raggiungere la perfezione, perdiamo di vista l’importanza del processo. Accettare l’imperfezione ci permette di apprezzare il viaggio, imparando dai progressi e dagli errori. Il percorso verso il successo è spesso tortuoso, ma è proprio lì che risiede l’evoluzione.
Per dare il giusto peso all’errore
Accettare l’imperfezione ci libera dalla condanna di interpretare gli errori come fallimenti. Ogni passo falso diventa un’opportunità per imparare e crescere. La vita è fatta di scelte, e accettare le nostre imperfezioni ci dà il potere di modellare il nostro cammino senza il peso del giudizio.
Per agire
Abbracciare l’imperfezione consente di prefissarci obiettivi realistici, basati sul nostro sentire piuttosto che su standard altrui.
Al contrario il perfezionismo può diventare l’anticamera dell’immobilità, intrappolandoci nell’attesa dell’irrealizzabile.
La bellezza della nostra mente sta proprio nella sua imperfezione
Secondo le prospettive di Rita Levi-Montalcini, l’architettura cerebrale perfetta si trova negli insetti, creature primordiali che affrontano il mondo da oltre 600 milioni di anni. Questi minuscoli cervelli, piccoli come grani di polvere, hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento e resilienza ambientale nel corso dei millenni.
Al contrario, il cervello umano è tutto tranne che perfetto. Levi-Montalcini lo descrive come “meravigliosamente imperfetto“, un risultato del “gioco capriccioso delle mutazioni“. È una macchina instabile, soggetta a continui rimodellamenti dovuti alla selezione.
Un cervello imperfetto e, in quanto tale, bellissimo.
Alex John Beck è un fotografo statunitense che ritrae la perfezione di volti perfettamente simmetrici (e tremendamente inquetanti)
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Fonti (e suggestioni)
- “Apologia dell’imperfezione: perché guardare al percorso e non solo all’obiettivo ci fa crescere” di Riccardo Liguori, La Chiave di Sophia, Nodo edizioni
- “Elogio dell’imperfezione – Autobiografia di una scienziata” di Rita Levi-Montalcini
- “Imperfezione, una storia naturale” di Telmo Plevani
- “Quell’errore da cui nacque Chanel N.5” di Elena Banfi, Grazia N.22 – 13 maggio 2021
- “Habanita, Una Leggenda Centenaria: Intervista a Célia Lerouge-Bénard di Molinard” di Sophie Normand, Fragrantica.
- “Francesca Woodman: on being an angel”, Francesca Woodman, Anna Tellgren
- “Serge Lutens & Shiseido’s Nombre Noir: The Legendary Unicorn” – Kafkaesque blog
- “Guerlain Jicky — The Modern Parfum, The History, & The Old Legend” – Kafkaesque blog

Bellissimo
Aggiungerei Nombre noir
Ritirato dal mercato perché venderlo, era una perdita di denaro
Grazie Fabietto: che bello il tuo commento.
In effetti… Anche la carriera di Serge Lutens è cominciata proprio da un errore!
La sua prima fragranza infatti, creata per Shisheido, era così carica di damascones (una nota sintetica fatta di olio di rosa con aromi di prugne, viole, frutti di bosco, legni rosati, vinoe mele) da renderla proprio errata.
La sostanza era infatti fotosensibile e veniva sempre centellinata, ove presente. Ma è stata inserita così in abbondanza nella formula di Nombre Noire, da rendere la fragranza soggetta a deterioramento, sin dalla sua apertura.
Hanno provato a sistemare sostituendo i damascones col costosissimo estratto di osmanto, facendola arrivare i costi di produzione a cifre davvero folli…
In veneto si dice “pezo el tacon deo sbrego” … Peggio la toppa del buco 😂
Un piccolissimo contributo per il tuo bel lavoro
1925: Shalimar di Guerlain.Leggenda vuole che il celebre aroma alla vaniglia fu inserito sulla base di un profumo già esistente (Jicky) per un errore di Jacques Guerlain. Presentato all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1925, è un profumo esotico ispirato ai Giardini Shalimar del Pakistan, realizzati quattro secoli fa dal Gran Mogol Shah Jahan per la principessa Mumtaz Mahal, a cui dedicò anche il Taj Mahal.
Grazie Nunzia 🌷 E’ bello scoprire i dettagli dei pezzi grossi, delle pietre miliari che hanno fatto la storia!